6 alimenti che danneggiano la tiroide ed impediscono di perdere peso

Loading...

Che cos’è la tiroide

La tiroide è una ghiandola endocrina localizzata nella porzione anteriore del colo, alla base della gola.
Localizzata davanti alla laringe e alla trachea, dal punto di vista anatomico la tiroide è composta da due lobi uniti da un istmo trasversale.
In una persona adulta ciascun lobo ha una misura di cinque centimetri e un peso di circa venti grammi.

La dimensione e il peso della ghiandola possono variare notevolmente in rapporto all’età (diminuiscono con l’invecchiamento) al sesso (sono minori nelle donne) e a determinati stati fisiologici, come gravidanza, allattamento, menopausa, ciclo mestruale e pubertà.
Il funzionamento della tiroide è vitale per la salute dell’organismo, in quanto essa controlla tutto il metabolismo, attraverso la produzione dei suoi ormoni tiroxina e triiodotironina.

Secondo numerosi autori, questi ormoni sono considerati dei veri e propri divoratori di grassi in quanto la loro attività principale consiste propriamente nella stimolazione della lipolisi.
Perché la tiroide sia in grado di produrre i suoi ormoni, deve disporre di un’adeguata concentrazione di iodio, un minerale contenuto principalmente nel sale marino, nei frutti di mare e in molte varietà di pesce.

In ogni molecola di triiodotironina (T3) sono infatti contenuti tre atomi di iodio, mentre nella tiroxina (T4) ne sono contenuti quattro.
La biosintesi ormonale parte dall’amminoacido tirosina, che l’organismo riesce a produrre partendo dalla fenilalanina.
Mentre le carenze di tirosina sono piuttosto rare, quelle di iodio risultano molto comuni, soprattutto nei casi in cui vi siano disordini alimentari.
In queste condizioni la tiroide tende ad aumentare di dimensioni formando il gozzo tiroideo, che consiste in una voluminosa massa facilmente visibile ad occhio nudo, localizzata nella parte anteriore del collo.

Disturbi tiroidei

Quando la tiroide non funziona in maniera corretta, possono verificarsi due condizioni:
ipotiroidismo, quando la sintesi di T3 e T4 è insufficiente;
– ipertiroidismo, quando i livelli ormonali sono troppo elevati.
Il funzionamento della ghiandola è controllato da un ormone ipofisario chiamato TSH (tireotropo) che in condizioni fisiologiche non deve superare i sei milligrammi per millilitro di sangue.

L’ipotiroidismo è un disturbo molto comune soprattutto nel periodo della menopausa femminile, consistente in una produzione limitata di T3 e T4.
Le cause di questa patologia possono dipendere dall’asportazione chirurgica della ghiandola (tiroidectomia), da una carenza alimentare di iodio oppure, nella maggior parte dei casi, da un’atrofia idiopatica ghiandolare.

I sintomi caratteristici dell’ipotiroidismo comprendono un rallentamento metabolico generalizzato, pallore cutaneo, caduta dei capelli, gozzo e modificazioni della funzionalità nervosa, con ipereccitabilità, insonnia o attacchi d’ansia.
Anche la termoregolazione viene modificata, con una costante sensazione di freddo.

Nel caso di ipertiroidismo si parla mi morbo di Basedow, una patologia di origine autoimmune, consistente nell’iperfunzionalità della ghiandola con produzione di elevate quantità di ormoni.
La sintomatologia caratteristica consiste in un aumento del battito cardiaco (tachicardia secondaria), termogenesi con scalmane e attacchi di calore improvviso, iperstimolazione del sistema nervoso con attacchi di ansia, potenziamento del metabolismo e tendenza al sottopeso.

6 alimenti che danneggiano la tiroide

Oltre alle numerose funzioni di controllo che la tiroide realizza a livello di tutto l’organismo, è necessario ricordare che questa ghiandola sovraintende al controllo del peso corporeo, dato che catalizza le reazioni di sintesi e di distruzione dei principi nutritivi.
Il malfunzionamento della tiroide incide quindi sul benessere generalizzato di tutto il corpo, provocando anche conseguenze di notevole gravità.
È possibile supportare la ghiandola curando il regime dietetico, in considerazione del fatto che la biosintesi di tiroxina e triiodotironina richiede un’adeguata concentrazione di iodio.
Pertanto sarebbe buona norma introdurre alimenti che contengono questo minerale, per facilitare la funzionalità della ghiandola.
Ci sono alcuni cibi che devono essere eliminati per non danneggiare la tiroide, anche perché la maggior parte dei disturbi ad essa collegati sono provocati da patologie autoimmuni.
Questo significa che il sistema immunitario in alcune condizioni provoca anomalie funzionali della ghiandola.
Esistono alcuni alimenti che potenziano la produzione di anticorpi antitiroidei e contemporaneamente inibiscono l’assorbimento dello iodio, risultando quindi particolarmente dannosi per la tiroide.

1. Zucchero

Lo zucchero raffinato, molto più di quello grezzo, risulta estremamente dannoso per la tiroide, in quanto agisce negativamente a livello del sistema immunitario, aumentando l’infiammazione delle cellule preposte alla sintesi anticorpale.
Il risultato principale consiste in un peggioramento diffuso di tutti i disturbi autoimmuni tra cui anche quelli tiroidei.

2. Glutine

Si tratta di un elemento che soprattutto nelle persone predisposte geneticamente, contribuisce ad aumentare l’epidemiologia delle malattie autoimmuni, tra cui quelle tiroidee.
Sarebbe buona norma pertanto eliminare il glutine dalla propria dieta, per migliorare il funzionamento della ghiandola e limitare il rischio di sviluppare patologie analoghe.

3. Latticini

Il latte e i suoi derivati sono responsabili di processi fermentativi a livello dell’intestino tenue, che provocano attacchi di flatulenza e meteorismo.
Questi disturbi, particolarmente presenti nei casi di sindrome del colon irritabile, contribuiscono a peggiorare le patologie tiroidee, a causa dell’infiammazione generalizzata di tutto l’organismo.

4. Soia

La lecitina contenuta nella soia è una molecola che di solito irrita la mucosa intestinale, contribuendo alla sintesi di goitrogeni, agenti che inibiscono l’assorbimento dello iodio, alterando la funzionalità tiroidea.
Secondo le più recenti linee guida, anche la soia fresca se consumata frequentemente può provocare ipotiroidismo autoimmune.

5. Crucifere crude

Ortaggi di questo genere, come broccoli, cavoli, cavolfiori, cavoletti di Bruxelles, quando non sono sottoposti a cottura inibiscono l’assorbimento dello iodio e pertanto, analogamente alla soia peggiorano la funzionalità della tiroide.
Tale attività è limitata al consumo di verdure crude, dato che la cottura elimina questo inconveniente.

6. Olio di semi

L’olio di semi, particolarmente ricco di grassi polinsaturi, a causa dei processi industriali di lavorazione subisce spesso ossidazione diventando un potenziale agente irritante sulle mucose intestinali.
Tale stato infiammatorio si riflette anche sul funzionamento della tiroide, che non è in grado di produrre quantità fisiologiche di ormoni.
Pertanto è opportuno incentivare il consumo di olio extravergine di oliva piuttosto che quello di olio di semi.

Eliminando i sei alimenti sopra elencati, la tiroide funziona in condizioni ottimali e quindi è in grado di accelerare i processi catabolici del metabolismo (soprattutto la lipolisi), provocando una mobilizzazione degli accumuli di grasso localizzati nei pannicoli adiposi e quindi il calo ponderale del corpo.

Loading...

Lascia un Commento