Artrite reumatoide, svolta storica: italiani scoprono ‘interruttore’ che blocca la malattia

L’artrite reumatoide: una malattia degenerativa che parte dal sistema immunitario

Ancora una volta una grande scoperta in ambito medico arriva da un team di ricercatori italiani. La svolta in questo caso è di quelle che faranno molto discutere la comunità medica internazionale. Si parla infatti di artrite reumatoide, una malattia autoimmune che colpisce ogni anno milioni di persone, prime fra tutte le donne, principalmente nella fascia d’età compresa tra i 40 e i 50 anni.

I sintomi sono ben evidenti. Si percepisce inizialmente una forte rigidità delle articolazioni, che può ridursi o meno nell’arco della giornata. Ad essere interessate sono normalmente sia le articolazioni delle braccia che quelle delle gambe, in primo luogo mani e piedi, ma anche le ginocchia. La malattia con il passare degli anni avanza sempre di più, soprattutto nei pazienti che non rispondono come dovrebbero alle cure esistenti al momento. Negli stadi più avanzati le difficoltà di movimento diventano enormi e i pazienti non di rado finiscono su una sedia a rotelle, perdendo gran parte della loro autonomia.

Sconfiggere l’artrite reumatoide: nuovi spiragli arrivano dalla ricerca scientifica

Finora non esistevano vere e proprie cure per questa malattia, che veniva contenuta ma non combattuta in modo concreto. Da oggi in poi le cose potrebbero finalmente cambiare, proprio grazie al lavoro del team di ricerca che è composto dagli italiani Stefano Alivernini e Barbara Tolusso, sotto la direzione del prof. Gianfranco Ferraccioli e dalla Prof.ssa Elisa Gremese, tutti dell’Unità Operativa di Reumatologia della Fondazione Policlinico A. Gemelli di Roma, che lavorano in sincrono con un gruppo di scozzesi dell’Università di Glasgow, da loro diretti e coordinati. La scoperta, della quale è stata data notizia nei giorni scorsi riguarda l’individuazione di una molecola, la MiR34a che dovrebbe fungere da interruttore per andare a bloccare all’origine la malattia.

La scoperta della MiR34a e le sue funzioni contro l’artrite reumatoide

La molecola MiR34a è stata definita dagli scienziati come un vero e proprio “interruttore molecolare”, che andrebbe letteralmente a spegnere la malattia. Ma come agirebbe nel concreto questa molecola? Le indagini effettuate dai ricercatori sono state condotte a partire da animali sottoposti ad analisi di laboratorio, sui quali si è cercato di capire quali fossero le reazioni. Ebbene, quello che è emerso è che grazie alla MiR34a gli effetti dell’artrite reumatoide possono essere smorzati, migliorando di gran lunga le aspettative di vita dei pazienti.

Vediamo dunque nello specifico come funziona. Tutti sappiamo che l’artrite reumatoide è una malattia provocata da una disfunzione del sistema immunitario che a un certo punto inizia a rispondere in maniera anomala e va a colpire le articolazioni. Si crea un processo infiammatorio che va ad attaccare le ossa e ne causa deformazioni che con il passare del tempo diventano sempre più consistenti e invalidanti.

Ma per comprendere nel concreto il ruolo svolto dalla molecola MiR34a occorre spiegare anche il ruolo di quelle che prendono il nome di cellule dendridiche, chiamate dagli scienziati anche cellule A (Antigen) P (Preservation) C (Cell). Queste ultime si attivano e si dirigono verso i linfonodi. Qui esse vanno ad attivare la reazione del sistema immunitario qualora la stessa si renda necessaria. Il problema nei pazienti affetti da artrite reumatoide è che tutto questo meccanismo inizia a non funzionare correttamente.

Il sistema immunitario viene innescato, ma non più contro ciò che può nuocere all’organismo, bensì contro le ossa e gli organi sani, proprio come avviene per tutte le patologie autoimmuni. La molecola MiR34a entra in tutto questo processo perché va ad innescare il lavoro delle cellule APC. Ecco dunque che proprio la sua soppressione consente di bloccare l’attivazione delle cellule di difesa che vanno ad aggredire le articolazioni.

Lavorando su questa scoperta, dunque, grazie a nuovi farmaci che sono già in fase di sperimentazione, si potrà agire direttamente sulla molecola Mir34a ed evitare che la stessa scateni la reazione autoimmune nell’organismo. Negli animali sottoposti a sperimentazione la cosa ha già funzionato e si è notata una forte regressione della malattia. Questo anche perché, in base a quanto scoperto dai ricercatori, più elevata è la presenza della molecola Mir34a e più si riduce nel sangue la presenza dell’Axl, che svolgerebbe a sua volta un ruolo di regolazione sull’attività delle cellule dendritiche.

In sostanza dunque, riducendo la presenza di Mir34a tramite un apposito farmaco, andrebbe ad aumentare nei pazienti la presenza di un’altra molecola, la Axl, che a sua volta andrebbe a regolare il funzionamento delle cellule dendritiche.

Combattere l’artrite andando a ristabilire il corretto funzionamento del sistema immunitario

Quello su cui si punta grazie a questa nuova scoperta è dunque il ristabilimento della corretta funzione del sistema immunitario negli individui nei quali lo stesso si è rivelato essere impazzito. Rispetto alle cure attuali dunque la novità sarebbe sostanziale. Oggi si mira più che altro ad alleviare i sintomi riducendo il dolore percepito dal paziente e cercando di minimizzare il più possibile l’infiammazione presente ai danni delle articolazioni e delle ossa.

Tutto ciò prevalentemente mediante la prescrizione di cortisonici, da prendere a cicli ripetuti, per intervenire sull’infiammazione ma anche sul dolore, in associazione a fans come ad esempio l’ibuprofene. Purtroppo però non sempre queste cure sortiscono l’effetto desiderato e molto spesso la malattia continua ad avanzare, portando a un complessivo peggioramento della situazione.

Non dimentichiamo tra l’altro che l’artrite reumatoide può diventare molto pericolosa qualora dalle ossa inizi ad estendersi anche ad organi vitali, quali ad esempio i polmoni. Se la nuova cura sperimentale dovesse funzionare davvero, si andrebbe a combattere la malattia puntando direttamente all’eliminazione della causa. Se oggi è davvero difficile riuscire a fermare i danni alle articolazioni causati dall’artrite reumatoide e dal processo infiammatorio che la stessa innesca, domani tutto ciò potrebbe diventare finalmente possibile.

Questo significa restituire una speranza di vita quasi normale a persone che si vedrebbero altrimenti preclusa ogni possibilità, destinati a verder ridurre negli anni la loro libertà di movimento.

Il nuovo farmaco contro l’artrite reumatoide, oggi già in fase sperimentale

Il nuovo farmaco destinato a sconfiggere l’artrite reumatoide sarà un antagomiR anti 34, inibitore selettivo che consentirà di controllare il miR-34a. I pazienti verranno dunque privati di questa molecola e, come si è visto negli animali, la malattia non riuscirà più ad avanzare. Per vederlo in commercio nelle farmacie occorrerà aspettare ancora qualche anno, ma il fatto che lo stesso sia già in sperimentazione dà comunque una sperenza importante a coloro che sono ancora in uno stadio iniziale della malattia.

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