Come riconoscere i segni dell’ictus e cosa fare in caso di attacco

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L’ictus consiste nella perdita funzionale di una zona dell’encefalo, provocata da un’insufficiente irrorazione sanguigna, e nella conseguente morte di alcune cellule cerebrali.

Si tratta di una patologia molto grave e caratterizzata da un’insorgenza immediata, imprevedibile e ad evoluzione estremamente rapida, che richiede interventi di pronto soccorso per poter venire arginata almeno in parte.
L’ictus, meglio conosciuto come colpo apoplettico, è quindi una grave patologia che si instaura quando viene a mancare il rifornimento di sangue in alcune zone del cervello, in quanto senza apporto sanguigno, le cellule del tessuto cerebrale muoiono per mancanza di ossigeno.

L’incidenza dell’ictus è molto alta, in Italia colpisce più di 200 mila persone ogni anno, di cui l’80% sono nuovi casi, mentre il 20% sono ricadute.
I soggetti più a rischio sono gli anziani over 65 (75% dei casi), mentre soltanto il 25% dei casi interessa persone più giovani.
Generalmente sono gli uomini ad essere più soggetti a questa patologia, anche se le reali cause scatenanti non sono correlabili al sesso.

Quali sono i segnali dell’ictus

Secondo l’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità), l’ictus è caratterizzato da alcuni segnali inconfondibili, che sono:
– perdita focale o globale della funzionalità cerebrale, che deve perdurare almeno 24 ore;
– sintomi che non devono dipendere da altre patologie che non siano di origine vascolare;
– gravità delle manifestazioni che deve mantenersi costante o con andamento ingravescente;
– possono insorgere manifestazioni accessorie che vanno a sovrapporsi al focus principale.
La diversificazione dei sintomi è strettamente correlata alla zona del cervello che è stata colpita; la sintomatologia può manifestarsi con caratteristiche reversibili o irreversibili in rapporto all’ampiezza della regione che è stata interessata.

Come riconoscere l’ictus

Per riconoscere l’ictus, è necessario analizzare alcuni segnali caratteristici, che sono:
– intorpidimento e paralisi degli arti e del volto; il paziente mostra una paralisi soltanto da una parte del corpo. Per riconoscerla è necessario fare alzare al soggetto entrambe le braccia davanti a sè, osservando se una delle due tende a cadere; alternativamente si può osservare la mimica facciale per vedere se una parte del viso risulta asimmetrica rispetto all’altra.
– Difficoltà a camminare, il soggetto improvvisamente mostra difficoltà a procedere spedito, inciampando spesso, perdendo l’equilibrio e la coordinazione motoria.
– Difficoltà a parlare, il paziente parla in modo incomprensibile, balbettando e farfugliando, si mostra confuso e non riesce a comprendere quello che gli viene detto.
– Difficoltà visive, il paziente incomincia a vedere in maniera offuscata ed annebbiata da uno o da entrambi gli occhi.
– Mal di testa, il paziente lamenta un forte mal di testa accompagnato da nausea, episodi di vomito, dolore al collo e, in casi estremi, perdita di coscienza.

Che cosa fare in caso di ictus

Qualora compaia uno o più dei segnali sopra elencati, è necessario rivolgersi immediatamente ad una struttura di pronto soccorso, in quanto più tempo passa tra la comparsa dei sintomi e la terapia, maggiore è la probabilità di coinvolgere aree cerebrali sempre più estese, con l’insorgenza di danni irreparabili.
Le complicazioni più tipiche consistono nella paralisi parziale o totale dei muscoli, nella incapacità a deglutire, a parlare, nella perdita di memoria e di ragionamento, e nella comparsa di una continua sensazione di dolore e formicolio agli arti.

Quali sono i fattori di rischio per l’ictus

I principali fattori di rischio dell’ictus sono:
– aterosclerosi
– ipertensione cronica;
– fumo di sigaretta, attivo e passivo;
– abuso di bevande alcoliche;
– ipercolesterolemia;
– diabete;
– sovrappeso ed obesità;
– malattie cardiovascolari;
– età superiore ai 60 anni;
– TIA pregressa.

Quali sono le cause dell’ictus

L’ictus può insorgere a causa di:
– embolia, ingresso in circolo di frammenti di trombi;
– emorragia cerebrale, cioè rottura di una parete di un vaso ematico con conseguente fuoriuscita di sangue;
– trombosi, causata dalla presenza di un coagulo all’interno di una vaso sanguigno con la parete intatta.
In base alle diverse cause si distinguono differenti tipi di ictus, che sono:
1. Ictus ischemico, comprendente ictus trombotico ed ictus embolico.
2. Ictus emorragico, comprendente ictus intracerebrale ed ictus sub-aracnoideo.

Esiste un particolare tipo di ictus ischemico denominato TIA, o attacco ischemico transitorio, la sintomatologia di quest’ultimo è del tutto analoga a quella dell’ictus ischemico, con la differenza che si esaurisce in poco tempo.

Qual’è il trattamento farmacologico per l’ictus

I farmaci che vengono utilizzati in caso di ictus appartengono alla categoria dei trombolitici e degli anticoagulanti che hanno lo scopo di fluidificare il sangue e prevenire la formazione di trombi. Tra questi i più utilizzati sono:
– aspirina, che svolge un’azione preventiva e terapeutica;
– attivatore del plasminogeno, che svolge attività trombolitica all’interno dei vasi;
– anticoagulanti, come eparina e warfarin, che vengono utilizzati per le terapie di mantenimento ma non come pronto soccorso.
Qualora il trattamento farmacologico non sortisse alcun effetto, è necessario ricorrere al trattamento chirurgico.

Qual’è la prognosi dell’ictus

Dopo avere effettuato le terapie più idonee ai differenti casi di ictus, si presenta la necessità di effettuare una prognosi, che dipende da differenti fattori, e precisamente:
– tempestività dei soccorsi, minore è il tempo che intercorre tra l’attacco e i soccorsi, minori sono i danni cerebrali;
– estensione dell’ictus, maggiore è la zona cerebrale interessata dall’ictus, più difficilmente recuperabili saranno le conseguenze;
– cause dell’ictus, le cardiopatie o la predisposizione genetica sono cause più gravi e meno curabili di altre;
– età del paziente, un paziente anziano ha una prognosi più sfavorevole rispetto a quella di un paziente più giovane;
– stato di salute, se un paziente è affetto da altre patologie, può avere una prognosi infausta;
– tipo di riabilitazione, migliore è il percorso di riabilitazione, maggiore è la probabilità che il paziente recuperi pienamente le sue funzioni vitali.

Un aspetto molto importante collegato a questa malattia è quello relativo alla sfera psico-emotiva in quanto nella maggior parte dei casi il decorso post-ictus è sempre accompagnato da fenomeni di natura depressiva che rallentano ed ostacolano il recupero psicologico ed organico del paziente.

Quali sono le misure preventive contro l’ictus

Soprattutto dopo i 60 anni, sarebbe consigliabile attenersi ad alcune regole fondamentali per prevenire l’insorgenza di ictus:
– mantenere il valore di colesterolo entro la soglia di 200 milligrammi per millilitro di sangue;
– mantenere la pressione arteriosa entro i valori fisiologici di 70/120 mmHg;
– eliminare il fumo e le bevande alcoliche;
– mantenere sotto controllo il tasso glicemico del sangue, che non dovrebbe superare il valore di 100 milligrammi su millilitro;
– conservare il proprio normopeso;
– alimentarsi con una dieta ricca di frutta, verdura e fibre vegetali;
– praticare regolarmente una moderata attività fisica;
– non fare uso di sostanze stupefacenti.

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