Come curare la Cervicobrachialgia: quel dolore che va dal collo al braccio

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Che cos’è la cervicobrachialgia

La cervicobrachialgia è una patologia dolorosa causata dalla compressione dei nervi spinali contenuti all’interno delle vertebre C5, C6, C7 e C8; si tratta della porzione cervicale e della prima parte toracica della colonna vertebrale. La sintomatologia collegata a tale disturbo comprende un forte dolore al collo (torcicollo) e ad uno o ad entrambi gli arti superiori che si estende dalla spalla alla mano compresa.

Questa sindrome colpisce prevalentemente gli individui che, per la propria attività professionale, utilizzano ripetutamente le mani e le braccia mediante gesti ripetitivi e continuativi.
Sembra infatti che l’elevata frequenza degli stessi movimenti inneschi una stimolazione dei recettori sensitivi che attraverso le fibre nervose vanno ad attivare i centri del dolore posti a livello encefalico.

Oltre al dolore, spesso il soggetto avverte rigidità ed intorpidimento muscolare, accompagnati da parestesia (formicolio) e debolezza delle fibre interessate, con conseguente riduzione del controllo nervoso dei muscoli attraverso la placca neuromuscolare.
Il dolore che nasce dal collo per estendersi ad uno o ad entrambi gli arti superiori, interessa anche la cintura scapolare (cingolo scapolare) con estensione della compromissione funzionale a livello delle scapole.

La denominazione “sindrome cervicobrachialgica” significa:
– sindrome, che implica un insieme di sintomi;
– cervico, che si riferisce alla porzione cervicale della colonna;
– brachiale, che indica l’area anatomica del braccio;
– algia, che sta a significare dolore.
Dal punto di vista epidemiologico, questo disturbo è molto diffuso anche maggiormente della cervicalgia, e colpisce prevalentemente le persone adulte con occupazioni professionali come attività al computer, musicisti, trasportatori di oggetti pesanti, e sportivi.

Quali sono le cause della cervicobrachialgia

Le cause della cervicobrachialgia sono da ricercare in una compromissione delle radici nervose dei nervi spinali, sia cervicali che del plesso brachiale; si tratta di una radicolopatia estremamente comune e diffusa in individui di ambo i sessi. Un’altra causa che porta all’insorgenza di questa patologia è la sindrome dello stretto toracico, che consiste in un restringimento naturale tra la prima costola, la clavicola e il muscolo piccolo pettorale. Tale restringimento determina una compressione sia a livello dei vasi sanguigni che del plesso nervoso, decorrenti all’interno di tale struttura anatomica. Lo stretto toracico causa una compressione delle fibre nervose sempre negli stessi distretti.
I nervi spinali interessati da questa sindrome sono i seguenti: nervo ulnare, mediano, radiale, e ascellare, che fanno parte del nervo muscolocutaneo.
Si tratta di radici nervose che decorrono all’interno delle vertebre che costituiscono la porzione cervicobrachiale della colonna vertebrale.

Quali sono i fattori di rischio della cervicobrachialgia

Tra i principali fattori predisponenti di questa malattia ricordiamo:
– artrosi cervicale;
– artrite reumatoide;
– ernia del disco cervicale;
– l’eventuale presenza di osteofiti a livello della colonna vertebrale;
– traumi presenti o pregressi;
– malformazioni congenite;
– neoplasie a vari livelli.

Quali sono i sintomi della cervicobrachialgia

Il sintomo principale di tale patologia è rappresentato da un forte dolore al collo (dolore cervicale) che in poco tempo si espande alla spalla ed all’arto superiore. Successivamente possono comparire:
– rigidità del collo;
– cefalea ed emicrania;
– parestesia complicata da senso di intorpidimento di braccia, mano e dita della mano;
– debolezza ed astenia muscolare, in particolare dei muscoli che costituiscono la “cuffia dei rotatori”;
– diminuzione del controllo sui muscoli sia flessori che estensori delle dita delle mani;
– capogiri e vertigini, che si manifestano con episodi parossistici o cronici.

La sintomatologia dolorosa che accompagna la cervicobrachialgia può essere di due tipi: dolore bruciante o dolore pulsante, che dipende da una modificazione funzionale della componente sensitiva delle radici di nervi spinali di questo distretto.
La debolezza muscolare invece è la conseguenza di un’alterazione della parte motoria delle radici dei nervi spinali.

Come si diagnostica la cervicobrachialgia

Per impostare un corretto schema terapeutico di questa sindrome, è necessario procedere attraverso un’approfondita anamnesi del paziente, e mediante una visita specialistica di tipo neurologico, accompagnata da test strumentali come risonanza magnetica, tac, elettromiografia o radiografie.
La risonanza magnetica ed i raggi X consentono di diagnosticare la presenza di eventuali anomalie anatomiche nel distretto interessato, soprattutto a livello dello stretto toracico. La tac offre la possibilità di evidenziare la presenza di una compressione nervosa delle radici di nervi spinali e la sua causa. L’elettromiografia consiste in un esame diagnostico strumentale che analizza l’efficacia del controllo nervoso sulle fibre muscolari.

Qual’è la terapia della cervicobrachialgia

Solitamente la terapia che viene impiegata in caso di cervicobrachialgia è di tipo sintomatico e conservativo, che ha lo scopo di alleviare il dolore senza intervenire chirurgicamente.
A tale scopo vengono impiegati farmaci antidolorifici di tipo FANS, con particolare predilezione dell’ibuprofene e del paracetamolo, ai quali spesso si associano anche principi miorilassanti.
Raramente vengono prescritti corticosteroidi, che non possiedono le caratteristiche terapeutiche più idonee a questo disturbo.

Il riposo è sempre necessario per consentire alla componente nervosa che decorre all’interno della colonna vertebrale di riprendere la propria conformazione fisiologica.
La terapia del freddo (crioterapia) alternata alla terapia del caldo (termoterapia) vengono impiegate unicamente per alleviare il dolore ma non hanno effetto terapeutico. La fisioterapia viene utilizzata come coadiuvante dopo il superamento della fase acuta, e comprende esercizi di rinforzo muscolare e ginnastica posturale controllata da professionisti del settore.

La terapia chirurgica viene effettuata in casi di particolare gravità, ed è finalizzata alla decompressione delle fibre nervose mediante uno spostamento delle vertebre nel distretto cervicale e toracico.
Solitamente si ricorre alla chirurgia solo quando il trattamento farmacologico non ha sortito effetti per almeno dodici mesi.

Come si può prevenire la cervicobrachialgia

Nonostante non sia ancora stato definito un protocollo preventivo per questo disturbo, possono tuttavia essere messe in atto alcune precauzioni che ne riducono il rischio di insorgenza.

1. Corretto atteggiamento posturale, il cui mantenimento, soprattutto in posizione seduta, si è rivelato di grande aiuto per prevenire questa patologia.
2. Esercizi posturali, consistenti in attività fisica di rinforzo sui muscoli del distretto cervicobrachiale, che preservano dall’insorgenza di ernie.
3. Impiego di supporti ergonomici come sedie o poltrone che rispettano la conformazione anatomica del corpo, da utilizzare in caso di attività lavorative che comportano lunghe ore seduti davanti ad uno schermo.
4. Utilizzo corretto del proprio corpo durante attività particolarmente impegnative come il sollevamento o lo spostamento di pesi che potrebbero modificare l’assetto anatomico della colonna vertebrale.
5. Eventuale impiego di busti ortopedici, per sostenere senza sforzo la colonna vertebrale e prevenire la probabile insorgenza di fenomeni di tendinite associata, un disturbo che molto spesso si sovrappone alla cervicobrachialgia.

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